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Persone oltre il cancro.


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Smettere di fumare riduce anche l’assunzione di alcol

Roma, 26 luglio 2016 – Alcol e sigarette sono due vizi che spesso vanno a braccetto ma che si possono combattere insieme. E’ quanto sostiene uno studio inglese dell’University College di Londra secondo il quale chi cerca di smettere di fumare è anche più propenso a bere di meno. Già precedenti ricerche avevano evidenziato come le due dipendenze siano strettamente collegate. Lo studio ha coinvolto 6.287 persone rappresentative della popolazione adulta inglese, che hanno riferito di fumare tra marzo 2014 e settembre 2015. Di questi, 144 avevano iniziato a smettere di fumare nella settimana prima dell’indagine. Gli intervistati sono stati sottoposti a un questionario specifico, da cui è emersa l’associazione tra tentativi di ridurre il tabacco e quantità di alcol assunto. “Questi risultati vanno contro l’opinione diffusa che le persone che smettono di fumare tendono a bere di più per compensare”, commenta l’autore Jamie Brown. Tuttavia lo studio, pubblicato sulla rivista open access BMC Public Health, è di tipo osservazionale, ovvero non può dimostrare causa ed effetto del fenomeno individuato. “Sarà inoltre necessario – aggiunge il ricercatore – escludere altri fattori che rendono entrambi più probabile”, come ad esempio la diagnosi di un problema di salute che causa i tentativi di ridurre entrambi”.


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L’alcol provoca 7 diversi tumori, più si beve più il rischio sale

Wellington, 25 luglio 2016 – Bere alcolici può favorire l’insorgenza di sette diversi tipi di cancro. E più si beve maggiore è il rischio. Le neoplasie sono bocca e gola, laringe, esofago, fegato, colon, intestino e mammella. E’ quanto sottolinea una ricerca firmata da Jennie Connor della University of Otago in Nuova Zealanda. Si tratta di un’ampia ‘meta-analisi’ (riesame) di dati pubblicati negli ultimi anni sull’argomento e offre ”una forte evidenza del fatto che l’alcol può causare il cancro in modo diretto”, scrive Connor. L’alcol, aggiunge, si stima abbia causato circa mezzo milione di morti per cancro in un anno nel mondo (dati relativi al 2012) – ovvero il 5,8% di tutti i decessi per tumore a livello globale. Secondo Connor non ci sono consumi sicuri ma il rischio sale al crescere dei ‘bicchieri’ consumati al dì. Lo studio mostra che rispetto alle non bevitrici, le donne che regolarmente consumano due unità di alcol al dì hanno un rischio di cancro al seno e di morire per questa malattia del 16 maggiore. Coloro che bevono regolarmente 5 unità al giorno hanno il 40% di rischio in più. In altri termini se per ogni 1.000 donne che non bevono mai alcolici, 109 svilupperanno il tumore al seno, si stima che per 1000 donne che consumano alcolici 126 si ammaleranno per consumi di 14 unità o meno a settimana, 153 per consumi settimanali di 14-35 unità.


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Cancro: AIMAC, non c’è lobby più pura di chi si batte per la vita propria e altrui

Roma, 22 luglio 2016 – “Non credo ci sia lobby più pura di quanti fanno qualcosa per chi vive la malattia sulla pelle, di chi si batte per la propria vita e per quella altrui”. E’ quanto ha affermato l’Avv. Elisabetta Iannelli segretario generale della Federazione delle associazioni di volontariato in oncologia (Favo) e vicepresidente dell’Associazione Italiana Malati di Cancro, Parenti e Amici (Aimac). Il commento è giunto in seguito alle dichiarazione del Vice-Presidente della Camera Luigi Di Maio il quale ha definito i pazienti oncologici una lobby. “A ben leggere il testo – ha aggiunto Iannelli – mi sembra che si paragonino portatori di interesse di tipo differente, come ambientalisti e malati di tumore o petrolieri e inceneritori. Ma se il male e il bene assoluti non esistono, voglio ricordare che non si gioca sulla malattia, specie una provata sulla propria pelle. Fare pressing per ottenere qualcosa che può fare la differenza per chi è malato è importantissimo, e noi lo facciamo con convinzione – ha rivendicato Iannelli -. Dopo aver letto i tanti commenti online, e premesso che non ho nè simpatie nè antipatie nei confronti di Di Maio, forse sarebbe opportuno un chiarimento. Se la mia è infatti un’interpretazione buonista, si tratta comunque di un’uscita forte”. “I malati di cancro sono stati chiamati in causa, ma ricordo – ha sottolineato Iannelli – che non si fanno manipolare. Forse un chiarimento potrebbe spegnere le polemiche, anche per fugare speculazioni e strumentalizzazioni. I malati di tumore potrebbero infatti sentirsi offesi da queste parole. Insomma, una precisazione potrebbe essere utile, prima forse ai malati di tumore e poi allo stesso Di Maio, che avrebbe occasione di chiarire il suo pensiero”.


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Vaccinazioni: sanzioni a medici che le sconsigliano

Roma, 21 luglio 2016 – I medici che sconsigliano i vaccini infrangono il codice deontologico, e vanno incontro a procedimenti disciplinari che possono arrivare alla radiazione. E’ quanto ha affermato la Federazione degli Ordini dei Medici (FNOMCEO) presentando un documento sul tema. “Noi siamo pronti a fare la nostra parte – ha spiegato il segretario Luigi Conte -, sono già in corso e sono stati fatti procedimenti disciplinari per medici che sconsigliano i vaccini. Si puó arrivare anche alla radiazione”. La Magistratura non deve avere atteggiamenti tesi a “fomentare comportamenti scorretti e non compatibili con il vivere sociale”, si legge nel testo. Nel documento la FNOMCEO chiede di “favorire il superamento dell’evidente disallineamento tra scienza e diritto, auspicando che i magistrati intervengano in materia di salute recependo nelle loro sentenze la metodologia dell’evidenza scientifica”.


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AIDS: allarme tra gli adolescenti, dal 2000 raddoppiato il numero dei morti

Roma, 19 luglio 2016 – Per l’Unicef un numero allarmante di adolescenti sta morendo per Aids. Dal 2000, il numero delle vittime tra i 15 e i 19 anni collegate all’Aids e’ molto piu’ che duplicato. A livello globale nel 2015, ci sono state in media ogni ora 29 nuovi contagi tra giovani in questa fascia di eta’. Anche se i tassi di nuovi contagi tra gli adolescenti si sono stabilizzate, l’Unicef teme che possano tornare ad aumentare nei prossimi anni, il che significherebbe un incremento generale del numero di contagi. “Dopo tutte le vite salvate grazie a prevenzione, cure e trattamenti, dopo tutte le battaglie vinte contro il pregiudizio e l’ignoranza verso questa malattia, dopo tutti i grandi traguardi raggiunti, a livello globale l’Aids e’ ancora la seconda causa di morte per tutte le persone tra i 10 e i 19 anni – la prima in Africa”, ha dichiarato Anthony Lake, Direttore generale dell’Unicef.
Alla vigilia della 21esima Conferenza Internazionale sull’Aids che avra’ luogo a Durban questa settimana, l’Unicef ricorda che nonostante i grandi progressi realizzati nell’affrontare la pandemia dell’Hiv, c’e’ ancora tanto lavoro da svolgere per proteggere i bambini e gli adolescenti dall’infezione, dalle malattie e dalla morte.A seguito di una visita presso il Prince Mshiyeni Memorial Hospital nella provincia di Kwa Zulu Natal, in Sud Africa, Lake ha ribadito che sono necessarie politiche innovative per raggiungere i bambini che sono ancora lasciati indietro. Nel 2015, la meta’ delle nuove infezioni di bambini e giovani tra 0 e 14 anni e’ avvenuta in solo 6 paesi: Nigeria, india, Kenya, Mozambico, Tanzania e Sud Africa.

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